Saturday, May 21, 2022

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Affermarono, inoltre, che le lesioni riscontrate autopsy potrebbero essere causate da un pestaggio oppure da una caduta accidentale e che ” vi sono elementi che facciano propendere per l’una piuttosto che per l’altra dinamica lesiva”. “Sono sotto shock. Non credevo sarebbe mai arrivato questo giorno. Anni e anni della nostra vita sono stati distrutti, ma oggi ci siamo. E le persone che ne sono stati la causa, i responsabili, sono stati sono stati condannati”, ha detto Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, dopo la sentenza. “La sentenza riacuisce il profondo dolore per la perdita di una giovane vita. Ai familiari rinnoviamo – ancora una volta – tutta la nostra vicinanza. La sentenza, seppur di primo grado, accerta condotte lontane dai Valori e dai principi dell’Arma”, si legge in una nota stampa diffusa dall’Arma dei Carabinieri. Dopo la sentenza storica del 2009, che ha condannato i quattro agenti che hanno ucciso e picchiato Federico, una giovane donna contatta Patrizia. Entrambe le famiglie hanno lottato per cercare la verità, per restituire la dignità a quei ragazzi, perché gli era dovuta, anche se erano morti. Era il 2009 quando, il 31enne Stefano Cucchi, fu fermato dai carabinieri Francesco Tedesco, Gabriele Aristodemo, Raffaele D’Alessandro, Alessio Di Bernardo e Gaetano Bazzicalupo.

E sarà impossibile anche per i carabinieri Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro, condannati il 4 aprile del 2022 a 12 anni di reclusione per omicidio preterintenzionale. Il Tribunale di Roma ha condannato gli otto carabinieri imputati nel processo sui depistaggi relativi al caso di Stefano Cucchi, morto nel 2009 dopo essere stato arrestato. Il giudice monocratico Roberto Nespeca ha inflitto, tra gli altri, cinque… Così ha deciso il tribunale monocratico di Roma, che ha stabilito in primo grado le pene per gli imputati ai quali sono stati contestati i reati di omessa denuncia, favoreggiamento, falso e calunnia.

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E forse, non sapendolo, il Paese che abitiamo sarebbe un posto migliore. “Questa vicenda ha restituito speranza è fiducia a tante persone, speriamo che questa fiducia non venga delusa”, ha detto Ilaria Cucchi entrando in Cassazione con l’avvocato Fabio Anselmo prima dell’inizio dell’udienza. “Dopo 15 gradi di giudizio e più di one hundred fifty udienze è una vicenda estenuante, siamo stremati ma siamo arrivati sin qui e abbiamo fiducia nella verità” ha aggiunto l’avvocato Anselmo. Menzogne, calunnie, pressioni, atti modificati con il bianchetto. Dopo il verdetto della Cassazione che, lunedì scorso, ha condannato per omicidio i due miliari autori del pestaggio nei… La sentenza «riacuisce il profondo dolore dell’Arma per la perdita di una giovane vita – fa sapere il comando generale dei carabinieri –.

Sappiamo chi è perché suo fratello è morto, gli hanno detto, e invece è stato ucciso. Nonostante gli anni trascorsi, dimenticare il caso Cucchi è impossibile. È impossibile per mamma e papà che dopo aver provato in tutti i modi a incontrare quel figlio portato in carcere per spaccio, si sono ritrovati, davanti alla porta della loro casa di Torpignattara, faccia a faccia con i carabinieri che gli hanno comunicato che Stefano era morto per “cause in corso di accertamento”.

Caso Cucchi, Otto Carabinieri Condannati Per I Depistaggi

Alessio Di Bernardo, uno dei carabinieri condannati a 12 anni ieri dalla Cassazione per l’omicidio di Stefano Cucchi, si è costituito in carcere a Iserna. Originario di Sesto Campano, dovrà scontare la stessa pena di Raffaele D’Alessandro. Lunedì four aprile 2022 la Cassazione ha condannato a 12 anni di reclusione Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro i due carabinieri responsabili della morte di Stefano Cucchi, deceduto il 22 ottobre del 2009 nel reparto protetto dell’ospedale… E le persone che ne sono state la causa, i responsabili, sono stati condannati”, ha commentato subito dopo la sentenza Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, che mai ha smesso di cercare la verità. Grazie all’attivismo della sorella Ilaria Cucchi, il caso ha avuto una grande visibilità mediatica, con notevole impatto sull’opinione pubblica italiana, facendo tra l’altro emergere altri casi analoghi di persone morte in carcere, senza che la causa del decesso sia stata ancora accertata .

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Questo dettaglio ha fatto subito nascere il sospetto che la morte dei due sia dovuta ad un atto della ndrangheta, anche perché l’uomo aveva già subito un agguato dal quale si period salvato, anche se period stato ricoverato per alcune settimane in ospedale. Lo diceva il personale carcerario che negò, sin da subito, di avere esercitato qualsiasi forma di violenza sul ragazzo. Lo diceva chi emetteva una serie di ipotesi secondo il quale Stefano period morto per abuso di droga. Lo aveva detto anche il sottosegretario di Stato Carlo Giovanardi dichiarando che la morte di Cucchi era avvenuta a causa di anoressia e tossicodipendenza.

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La sentenza, seppur di primo grado, accerta condotte lontane dai Valori e dai principi dell’Arma”. È quanto sottolinea il Comando generale dell’Arma, ribadendo il “fermo e assoluto impegno” ad agire sempre “con rigore e trasparenza” specie nei confronti dei propri appartenenti. Così com’è importante che sulla sorte di un anonimo spacciatore morto mentre period in custodia dello Stato sia stata fatta giustizia , con uno sforzo solitamente riservato a casi più importanti ed emblematici, entrati nella storia del Paese. Ora ne fa parte, a pieno titolo, anche il «caso Cucchi», non fosse che per il raggiungimento di questo faticoso e inaspettato traguardo.

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URL consultato il sixteen novembre 2019 (archiviato l’8 novembre 2009). Sulla vicenda è stato realizzato da Maurizio Cartolano il documentario 148 Stefano – Mostri dell’inerzia, sponsorizzato da Amnesty International e Articolo 21, e presentato al Festival del Cinema di Roma. Anche il saggio-inchiesta Malapolizia di Adriano Chiarelli dedica un’ampia analisi sulla vicenda. Ilaria Cucchi si è candidata alle elezioni politiche del febbraio 2013 per il rinnovo della Camera dei Deputati, con la lista Rivoluzione Civile nelle Circoscrizioni elettorali Lombardia 1, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio 1 e Lazio 2, senza però risultare eletta. Come previsto dal protocollo sanitario relativo al Covid-19, D’Alessandro e Di Bernardo si trovano ora in isolamento sanitario.

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Per quanto riguarda invece il reato di calunnia contestato a Tedesco, Mandolini e Nicolardi nei confronti dei tre agenti della polizia penitenziaria imputati nel primo processo, esso fu riqualificato dai giudici come falsa testimonianza, ma i tre carabinieri furono assolti con la formula “perché il fatto non costituisce reato”. Con sentenza a parte la Corte quantificherà in seguito i risarcimenti definitivi ai genitori Cucchi e alle parti civili . Il 23 marzo 2018 si aprì il nuovo processo d’appello davanti alla II Sezione della Corte d’appello di Roma. Si costituì parte civile, fra gli altri, anche il comune di Roma. Nell’ambito del procedimento, fu eseguita una nuova perizia tecnica sulle trigger della morte di Stefano Cucchi, eseguita dai medici Anna Aprile e Alois Saller, che secondo la pubblica accusa e gli avvocati di parte civile evidenzia le negligenze nell’operato degli imputati.

L’indomani, 20 aprile 2017, scattò peraltro la prescrizione per il reato contestato. Dopo la morte di Stefano Cucchi, il personale carcerario negò di avere esercitato violenza sul giovane e furono formulate diverse ipotesi sulla causa della morte, che poteva essere stata cagionata dalle conseguenze di un supposto abuso di droga, o a causa di pregresse condizioni fisiche, o per aver rifiutato il ricovero all’ospedale Fatebenefratelli. Il sottosegretario di Stato Carlo Giovanardi dichiarò che Stefano Cucchi era morto soltanto di anoressia e tossicodipendenza, asserendo, altresì, che il ragazzo fosse sieropositivo. Successivamente, pentito per queste false dichiarazioni, si scusò con i familiari. Nel frattempo, per contrastare le false affermazioni sulla morte del Cucchi, la famiglia pubblicò alcune foto del giovane scattate in obitorio, nelle quali sono ben visibili vari traumi contusivi (“volto tumefatto, un occhio rientrato, la mascella fratturata e la dentatura rovinata”) e un evidente stato di denutrizione. A dirlo Diego Perugini legale di uno dei tre agenti della polizia penitenziaria, assolti in via definitiva, nel processo sui presunti depistaggi seguiti alla morte di Stefano Cucchi che vede imputati otto carabinieri.

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In occasione dell’udienza pubblica del 15 dicembre 2015, la Cassazione dispose il parziale annullamento della sentenza di appello, ordinando un nuovo processo per cinque dei sei medici , dell’Ospedale Pertini, precedentemente assolti. Secondo la sentenza, gli stati patologici di Cucchi, preesistenti e concomitanti con il politraumatismo per il quale fu ricoverato, avrebbero dovuto imporre maggiore attenzione e approfondimento da parte dei sanitari. La nuova sentenza arriva solo due giorni dopo che la Cassazione ha condannato in through definitiva a 12 anni di detenzione i carabinieri Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro, ritenuti responsabili della morte di Stefano Cucchi. Ma nessuna di quelle affermazioni poteva spiegare le condizioni in cui si trovava Stefano quando è morto, nessun certificato di morte naturale poteva bastare advert alleviare il dolore della famiglia.

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Una verità arrivata a 13 anni di distanza dalla morte di Stefano Cucchi, il geometra romano morto in ospedale mentre, affidato allo Stato, period sottoposto alla custodia cautelare. Un calvario umano quello di Stefano, durato una settimana, a cui si aggiungerà quello giudiziario che la sorella Ilaria e la famiglia affronteranno prima nel silenzio di tutti e poi con la solidarietà anche istituzionale. Cucchi diventerà, più delle tante vittime “nelle mani dello Stato” come Giuseppe Uva e Federico Aldrovandi, simbolo della battaglia per i diritti umani dei carcerati e contro ogni sopruso del potere sugli ultimi. L’incontro tra la Cucchi e Pignatone avvenne il 3 novembre e, stando alle parole della donna, il procuratore si impegnò a rivedere tutti gli atti dell’indagine sin dall’inizio. Lo stesso giorno, il sindacato di Polizia penitenziaria Sappe depositò una querela contro Ilaria Cucchi perché ella «istiga all’odio e al sospetto nei confronti dell’intera categoria di soggetti operanti nell’ambito del comparto sicurezza». Anni e anni della nostra vita sono stati distrutti, ma oggi ci siamo.

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